L' Azienda

Azienda "Le Miccole"L’ idea di creare, nel terzo millennio, una nuova azienda agricola in montagna da parte di due giovani fratelli, nasce dalla voglia di non abbandonare Capracotta, il nostro paese, cercando di mettere a frutto le sue peculiarità: un territorio eccezionale sotto il profilo naturalistico - ambientale e quindi agrario, con caratteristiche pedologiche eccellenti per la coltivazione di leguminose da granella di alta qualità quali ad esempio lenticchie, cicerchie, fagioli, roveglie e cereali “antichi”quasi scomparsi come il farro.

Necessario è stato l’insegnamento dei nostri nonni, che hanno tramandato ed affidato a noi le tecniche per lavorare la terra e i segreti di quell’antico mondo contadino, ormai quasi svanito, dove l’uomo viveva in pace e in sintonia con la natura, rispettandola, senza mai pretendere da essa più di quanto potesse dare. Da loro abbiamo appreso che per ottenere un buon prodotto bisogna sapere aspettare il giusto tempo, senza avere fretta, e che quello del contadino è un mestiere che non si può improvvisare ma ha bisogno di grande dedizione e di una particolare sensibilità. Tali qualità, che abbiamo "respirato" fin da bambini, crediamo ci pervadano e rappresentano la nostra bussola che quotidianamente ci guida.

Loreto e Luca Beniamino in mezzo al farroAbbiamo nel rispetto per la terra unita alla forte passione per il nostro lavoro i punti chiave della nostra azienda: ci occupiamo in prima persona di ogni fase della produzione (maggese, erpicatura, semina, scerbatura, raccolta, confezionamento e vendita).

L’obiettivo che ci siamo posti è quello di far riscoprire gli antichi sapori, ormai quasi completamente dimenticati e di far conoscere le varietà colturali endemiche del territorio capracottese, promuovendo quindi un’agricoltura ecosostenibile.

Metodi colturali

La nostra azienda utilizza un metodo di agricoltura totalmente NATURALE basato su:

  • Rotazione delle colture
  • Sovescio con leguminose da foraggio
  • TOTALE ASSENZA di sostanze chimiche
  • Utilizzo esclusivamente di sementi autoctone selezionate da noi dopo anni di lavoro legato al recupero e alla reintroduzione in coltura.

 

Sementi

  • Lenticchia (miccola) e miccolone
  • Roveglia
  • Cicerchia
  • Fagioli (ciliegiotto, prugnarello, variopinto, cannellino rosa, tenebroso e colori d’autunno)
  • Farro (triticum dicoccum)
  • Patata rossa, bianca e turchesa

Contatti

Azienda Agricola "Le Miccole"

di Loreto Beniamino

Via Mainarde
86082 Capracotta (IS)

Tel: 0865 949141 - 328 8275399 - 333 5703426

e-mail: info [at] aziendalemiccole [dot] it

Inoltre, dalla stessa famiglia, tartufi e funghi:

Lenticchia di Capracotta

La lenticchia è stata tra i primi legumi ad essere coltivati e consumati dall’ uomo (8000 a.C), rappresentando ancora oggi una delle principali fonti alimentari. Per quanto riguarda le lenticchie di Capracotta, le origini sono antichissime. Nei tempi passati, infatti, questi piccoli ma preziosi legumi venivano coltivati da ogni famiglia del luogo rappresentando uno degli alimenti principali per il sostentamento in alta montagna. Le “miccole” (cosi vengono chiamate le lenticchie in dialetto locale e da ciò ne deriva il nome dell’ azienda) per crescere necessitano di un terreno pietroso, ma soprattutto incontaminato, tipico dei monti capracottesi. Soltanto questi fattori associati all’altezza molto elevata (dai 1400m ai 1600m s.l.m) dell’areale di produzione, conferiscono alle miccole un sapore straordinario e inconfondibile, rendendole uniche sul piano organolettico - nutrizionale e per questo ricercatissime.

Le cultivar endemiche dell’azienda sono due. La prima varietà, di più antica memoria rispetto alla seconda, presenta una marcata policromia che va dal nero-marrone scuro all’arancio fino al rosso mattone ed una struttura tegumentale ben sviluppata e robusta. Questa lenticchia dopo la cottura, che non supera mai i 20 - 30 minuti, non si spappola, rimanendo sempre soda e saporitissima. La seconda cultivar presenta invece una colorazione più monocroma, con leggere sfumature che vanno dal marrone chiaro al rossiccio e il tegumento del seme è leggermente più sottile rispetto alla precedente, ma con tutte le altre caratteristiche invariate. Sia nella prima che nella seconda le dimensioni dei semi sono molto ridotte e il sapore è pressoché identico, cioè eccezionale.

La scerbaturaLe tecniche di coltivazione prevedono diverse fasi, tutte di estrema importanza: si inizia con la preparazione del terreno a cui segue la semina. Poi quando le pianticelle sono già sviluppate si procede alla scerbatura manuale, faticosa ma necessaria per combattere le infestanti (da ripetersi più volte nell’arco di tutto il ciclo di produzione). Dopo l’ingiallimento delle piante, ad avvenuta maturazione, si passa alla raccolta eseguita mediante carpitura manuale, metodo utilizzato da sempre strappando delicatamente la leguminosa dal terreno e praticata soprattutto in zone scoscese e pietrose ovvero con lo sfalcio. Successivamente si rastrellano con cura le piantine, disponendole ad andane e, dopo 2 giorni di essiccazione al sole, si riuniscono in un unico punto e inizia la battitura che permette la completa deiscenza facilitando la fuoriuscita del legume dal baccello.

Fagioli di Capracotta

Il fagiolo è considerata una delle leguminose più importanti e coltivate nel mondo. La domesticazione e l’evoluzione di questa pianta, originaria dell’America, è durata 7000-8000 anni, durante i quali si è trasformata da selvatica a pianta coltivata per l’alimentazione umana. E’ una specie assai polimorfa, con moltissime varietà differenti. Anche a Capracotta, anticamente, si seminavano alcune cultivar molto particolari che via via con il progressivo abbandono delle campagne di montagna sono andate quasi svanendo del tutto.

Con la nostra azienda, quindi, abbiamo attuato un complesso lavoro di recupero di sementi antiche, selezionando anche varietà nuove che si sono venute a creare spontaneamente tramite incroci naturali. Il risultato di tali operazioni è stato molto affascinante, soddisfacente e coinvolgente soprattutto dal punto di vista botanico. Le varietà che l’azienda Le Miccole coltiva sono principalmente sei. Tutte molto rare (alcune addirittura introvabili) e di grande pregio.

I fagioli rappresentano, come tutti i legumi, un alimento sano, nutriente e saporito, ricco soprattutto in proteine, carboidrati, vitamine (niacina, folati, vit j), sali minerali (potassio,fosforo,ferro ecc.). Tutte le varietà qui descritte costituiscono dei veri e propri ecotipi locali, con proprietà differenti da ogni altro fagiolo.
Il metodo di raccolta è manuale, staccando delicatamente i baccelli più secchi e quindi ormai maturi dalla pianta e, come per la lenticchia, successivamente, dopo averne accumulato un buon quantitativo, si passa alla battitura.

Nella nostra azienda non troverete mai specie “comuni”, già diffuse e ampiamente coltivate. Noi infatti, miriamo a salvaguardare e riproporre queste antiche cultivar, (siamo l’unica azienda in Molise a conservare ancora queste sementi) facendo riscoprire a voi i sapori di un tempo passato.

Il prugnarello

Fagiolo PrugnarelloQuesta cultivar di fagiolo è molto differente dalle altre sia dal punto di vista botanico che organolettico - nutrizionale. La pianta infatti è rampicante e può raggiungere altezze di quasi 2 metri. Presenta un fusto molto robusto e numerosi viticci che si attorcigliano su ogni superficie per garantirne il sostegno. Per tali peculiarità è necessario applicare in coltura numerose reti che garantiscono la crescita in altezza, impedendone l’allettamento. Per ottenere un raccolto soddisfacente, dunque, è necessario tanto lavoro, prestando molte attenzioni all’ombreggiamento ed ai ristagni idrici, dannosi per questa specie. Il prugnarello, si presenta come un legume medio-piccolo, per lo più tondeggiante, ma spigoloso verso la zona apicale; la colorazione va principalmente dal rosso intenso al viola scuro, con lievi sfumature più chiare, molto simile al prugnolo selvatico (da cui deriva il nome). Il sapore è davvero inimitabile e straordinario grazie anche alla pastosità delicatissima al palato che gli conferisce un gusto pieno e raffinato esaltato da un filo d’olio extravergine di oliva.

Fagiolo variopinto di Capracotta

Fagiolo VariopintoFagiolo ampiamente coltivato in passato rappresentando, dunque, un alimento tipico locale. Ad un occhio inesperto, potrebbe essere confuso con qualche varietà di borlotto, ma in realtà è una specie totalmente differente per forma, colore, sapore e aspetto della pianta. Quest’ultima, infatti, presenta molte ramificazioni del fusto, foglie robuste e baccelli piccoli che si aprono facilmente a maturazione completata. Il legume è di piccole dimensioni, leggermente schiacciato lateralmente, con opercolo ovale molto ridotto, bianco e circondato da un’aureola dorata. La colorazione del seme è molto caratteristica, prevalentemente bianco-panna, con numerose screziature e picchiettature marroncine e da ciò il nome di “variopinto”. Il sapore è simile al prugnarello.

Cannellino rosa di Capracotta

Fagiolo Cannellino RosaQuesto fagiolo non è un cannellino bianco comune, ma rappresenta una cultivar davvero singolare. Deriva da un incrocio naturale che si è verificato tra due specie diverse. Il nostro lavoro, quindi, è stato quello di selezionarlo con grande attenzione e dedizione, reintroducendolo, non senza qualche difficoltà in coltura. Per ciò che riguarda l’aspetto, è un legume di medie dimensioni, presenta una pigmentazione rosa-beije, con forma più ricurva rispetto ad un semplice cannellino. Oltre a queste, la differenza che maggiormente si nota, è legata al sapore, molto più intenso e coinvolgente.

Fagioli "Colori d'autunno"

Fagiolo Colori d'AutunnoCon caratteristiche molto simili al ciliegiotto e al variopinto, questo legume si differenzia soprattutto per la sua carica cromatica che vira dal marroncino al rossiccio al rosso più acceso e nell’insieme assomiglia ad un manto di foglie colorate, cadute in autunno. E proprio da questa caratteristica che prende il nome. E' una varietà che teme particolarmente il freddo e che quindi abbisogna di molta cura e attenzione.

Fagiolo ciliegiotto di Capracotta

Fagiolo CiliegiottoIl ciliegiotto è un fagiolo di dimensioni molto ridotte, compresso lateralmente, con una colorazione gradevole di un rosso pieno con tonalità chiare, contornate da sfumature più cariche. L'opercolo è bianco. La pianta ha dimensioni ridotte, è cespugliosa, però poco redditizia ma più vigorosa di altre specie di phaseolus, e per questo motivo, adatta ad essere coltivata in montagna. La fioritura è scalare, con infiorescenze che vanno dal rosso al bianco-rosato, di grande effetto visivo e i baccelli, nelle fasi intermedie di sviluppo, si colorano di una porpora rossastra con riflessi dorati. Il nome di questa varietà di fagiolo è legata alla sua pigmentazione molto simile al colore delle ciliege mature. Il sapore è eccellente, conferito anche dalla buona pastosità di questo legume.

Fagiolo tenebroso

Fagiolo TenebrosoCon proprietà simili al variopinto, il fagiolo tenebroso mostra una pigmentazione “indefinibile”, prevalentemente nera molto scura, che però si mescola a tenui riflessi azzurri non sempre apprezzabili. Come del resto capita nella vita di incontrare persone dallo sguardo tenebroso e affascinante al tempo stesso, delle quali però non riusciamo a capire molto, ma che ci incantano per qualche secondo, allo stesso modo i colori di questo fagiolo, nel loro insieme, riescono a conquistare anche l’osservatore più distratto. Questa curiosa varietà, deriva da un solo baccello che venne conservato con cura (da nostro zio Loreto) e che dopo tanti anni, abbiamo potuto coltivare. Le zuppe preparate si tingono di un nero sfumato che esalta il sapore sorprendendo chi le degusta.

La Roveglia di Capracotta

La RovegliaLa roveglia, detta anche rubiglio o corbello, è una pianta appartenente alla famiglia delle leguminose. In botanica il nome scientifico è pisum arvense, differente dal pisum sativum (pisello comune) proprio perché considerata pianta semi-selvatica. Infatti questa presenta nella colorazione un verde molto carico, foglie resistenti e numerosi prolungamenti sottili a forma di viticci chiamati cirri, grazie ai quali le piante si sorreggono a vicenda.

Campo di RovegliaIl periodo della fioritura, che coincide con la fine di giugno, è sicuramente il più suggestivo in quanto i campi si ricoprono di un viola-rosaceo di straordinaria bellezza, conferendo al paesaggio un aspetto incantato e surreale. Per quanto riguarda la granella, questa risulta simile ad un piccolo pisello selvatico molto variegato, con colori che vanno dal verde chiaro con screziature marroncino-nere, fino al rossiccio.
Il sapore è davvero unico, delicato e robusto al tempo stesso, ideale per zuppe, gustato da solo o con la pasta corta.

Dal punto di vista nutrizionale, è ricco in proteine carboidrati vitamine e sali minerali ed è povero in grassi, come tutti i legumi. Molto indicato in casi di astenia o per chi vuole tenersi in forma naturalmente, mangiando prodotti semplici e genuini che la terra ci offre.

La RovegliaPrima di poterla aggiungere alle nostre produzioni, abbiamo impiegato diversi anni per ottenerne una buona quantità. Tutto nacque grazie al ritrovamento nella vecchia madia dei nostri nonni, di un piccolo contenitore, che aveva all’interno questi curiosi semi, custoditi gelosamente. Anticamente infatti, la roveglia era molto coltivata dalle popolazioni contadine di Capracotta, ma col passar del tempo è andata sempre più scomparendo, rischiando addirittura di estinguersi.

La Cicerchia di Capracotta

La CicerchiaLa cicerchia è un antico legume di forma e caratteristiche molto particolari. Il seme si presenta come schiacciato lateralmente, con una linea tegumentale di “sutura” non sempre visibile. Di colore bianco, con tonalità panna o verdastre che nell’insieme assomigliano ad un mucchio di sassolini.

Sul piano tecnico-colturale la pianta della cicerchia mostra una buona resistenza alle temperature più basse. E' infatti molto rustica, capace di adattarsi ai terreni più poveri e agli ambienti più freddi come quelli di alta montagna. Campo di CicerchiaNel periodo della fioritura, le piante sbocciano dei fiori profumati e candidi che sembrano tanti fiocchi di neve caduti fuori stagione.

La CicerchiaLe “cicelle” (chiamate cosi dai vecchi contadini di Capracotta) sono ricche di calcio, fosforo, oligoelementi, ma soprattutto di proteine, vitamina B1, B2, PP, carboidrati e per questo consigliate negli stati di affaticamento psico-fisico. Il modo migliore per gustarla è a zuppa o con la pasta, o con un filo d’olio extravergine di oliva e una foglia di alloro.

Il Farro di Capracotta

Il farroIl farro rappresenta la forma primordiale del frumento: è il cereale più antico tra quelli consumati dall’uomo. Coltivato già nel 7000 a.C., rispetto ad altri cereali come il grano, esso è molto più robusto e resistente al freddo, però ha una resa inferiore e soprattutto, per essere coltivato, necessita di un metodo completamente biologico, escludendo categoricamente ogni prodotto chimico di sintesi (concimi, antiparassitari, ecc.).

La pianta è ben sviluppata in altezza e presenta spighe molto vigorose costituite a loro volta da piccole spighette che custodiscono all’interno il chicco (cariossidi). La maturazione avviene molto lentamente. E' il graduale processo naturale e non chimico a conferire alle spighe quella colorazione dapprima verde poi bionda e via via sempre più bruna che dona al panorama un riflesso dorato, capace di incantare chi lo ammira.

Il farroIl farro della nostra azienda, al pari di tutti gli altri prodotti, è sicuramente di alta qualità. E' un alimento salutare, ricco in proteine, vitamine (A B C E), minerali, fibre, microelementi, con un elevato potere antiossidante. Oltre a queste caratteristiche, ciò che contraddistingue il farro di Capracotta da un altro, è il colore dei chicchi, di un giallo carico (ciò sottolinea il grande valore biologico) che non scuociono rimanendo sempre ben sodi, con un sapore davvero eccellente.

La Patata di Capracotta

Originaria del continente americano, la patata venne introdotta in Italia e in particolare nelle zone montuose dell’Appennino verso la fine del 700. Inizialmente la diffusione della coltivazione fu molto lenta perché vi era grande diffidenza per ciò che “cresceva sottoterra” e quindi fu considerata come alimento di scarso valore, da riservare per gli animali o al ceto contadino. Soltanto successivamente, con il passare del tempo, quando la si imparò a consumare cotta, venne molto rivalutata perché ritenuta più produttiva di altre colture e capace di placare la fame, divenendo cosi un alimento di fondamentale importanza per le classi sociali più umili.

Anche sulle montagne di Capracotta questo prezioso tubero veniva ampiamente coltivato e, in particolare, si ricorda una varietà molto antica: la patata turchesa chiamata in dialetto ”patana giaanda”.
Questa singolare cultivar, presenta delle particolarità uniche, legate al sapore, alla colorazione e alla forma. Infatti può avere dimensioni variabili, può essere allungata o tondeggiante, spesso con estroflessioni e tuberosità evidenti. La buccia, di colore viola intenso, è molto sottile e puntinata da occhiature più o meno marcate, contenente una buona quantità di sostanze antiossidanti naturali. Internamente mostra una pasta densa (perché povera in acqua) totalmente bianca. Oltre a queste proprietà, ciò che contraddistingue la patata turchesa è il gusto e la delicatezza, sinonimo di genuinità.

Dal punto di vista nutrizionale sono ricche di carboidrati, proteine, vitamine A, C, potassio e magnesio rappresentando un sano alimento.

La pianta, nel periodo della fioritura, sfoggia fiori lilla, molto graziosi e profumati, e quando a metà ottobre avviene il completo disseccamento, si procede alla raccolta mediante zappe, vanghe o bidenti, comunque manualmente, per non danneggiare il prodotto. Dopo la raccolta lo si espone all’aria per qualche ora affinchè si asciughi completamente.